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La storia della Roma come non è mai stata raccontata

AS ROMA

1927 - 2027

Dino Viola, il presidente del secondo scudetto. La squadra

Redazione
-
02/07/2026

Dopo la stagione 1980-81 era chiaro che c’era ben poco da rifare o ritoccare nella squadra giallorossa: seconda in campionato (e sappiamo per quali ragioni...) e ancora una volta trionfatrice in Coppa Italia.

Il presidente Viola non può che rinnovare la fiducia allo staff tecnico scelto nel momento dell’acquisizione del pacchetto azionario da Anzalone.

La campagna acquisti di Nils Liedholm

Ma l’ingegnere non restò con le mani in mano sul mercato. C’era comunque da colmare qualche piccola lacuna e Viola si preoccupò di seguire alla lettera le istruzioni di Nils Liedholm. Nell’estate del 1981 arrivarono Odoacre Chierico dal Pisa, Luciano Marangon dal Napoli, Carlo Perrone in prestito dalla Lazio, Guido Ugolotti come gradito ritorno dall’Avellino, ma soprattutto Sebino Nela che era qualcosa di più di una giovane promessa, dal Genoa.

Chi lasciò Roma e la Roma

Tra i partenti ci fu Amenta, breve tappa a Palermo prima di raggiungere Pescara; Birigozzi al Pisa nella trattativa-Chierico; De Nadai alla Lazio, nello scambio con Perrone; Vincenzo Romano al Genoa come contropartita nell’affare-Nela; un altro giovane come Attilio Sorbi, che raggiunge Birigozzi al Pisa; infine il vecchio capitano, Sergio Santarini che decide di accettare le offerte del Catanzaro, dopo una lunga milizia in giallorosso: dal 1968 al 1981, per un totale di 344 presenze in campionato.

Dopo la parentesi in Calabria inizierà la carriera di allenatore partendo dalle squadre giovanili della Roma, per meritare un posto nella Hall of Fame del club nel 2015.

L'addio di Francesco Rocca kawasaky

Citazione particolare e speciale per Francesco Rocca che decide di porre fine alle sue inenarrabili sofferenze; il motore del suo ‘kawasaki’ non riesce più a rombare. Non c’è sacrificio che in qualche modo trovi ricompensa sul campo, il terzino è costretto ad arrendersi, aprendo l’ennesima pagina triste nella storia della Roma.

Una dolorosa rinuncia, quasi un presagio per la stagione 1981-1982 che la squadra era in procinto di affrontare e che vedrà proprio negli infortuni di Carlo Ancelotti e Paolo Giovannelli come illuminanti alibi per la conquista del terzo posto, cioè un piazzamento alle spalle della solita Juventus e della sorprendente Fiorentina.

E anche in questo caso il finale di campionato fu pirotecnico dal punto di vista delle polemiche legate alle partite decisive; in particolare, la squadra viola allenata dal ‘nostro’ Giancarlo De Sisti, alla pari con la Juventus a due giornate dalla fine, non gradì che i bianconeri fossero ancora una volta aiutati dall’arbitro: a Catanzaro, il genovese Pieri concesse un discutibilissimo calcio di rigore ai bianconeri, fu trasformato da Brady e significò scudetto. Insomma, la solita storia.

Al momento dell’infortunio di Ancelotti (25 ottobre, gara interna contro la Fiorentina, vinta per 2-0 con le reti di Di Bartolomei e Pruzzo), la Roma era al secondo posto, insieme all’Inter, distanziata di soli tre punti dalla Juventus. Alla fine del torneo i punti di svantaggio dei giallorossi, rispetto ai bianconeri, saranno addirittura otto, a testimoniare, se non altro, quanto importante e decisiva fosse la presenza in campo del centrocampista di Reggiolo.

La stagione andrà in archivio senza lampi; anche in Coppa Italia più ombre che luci, con la cocente eliminazione nei quarti di finale, ad opera dell’Inter che perde 4-1 all'Olimpico ma ribalta tutto a San Siro vincendo per 3-0, una gara che sembrava dovesse essere rinviata per la nebbia, che aveva in pratica nascosto il terreno di gioco fino a pochi minuti prima del fischio d’inizio. Presenza da dimenticare anche in Coppa delle Coppe: passaggio del turno facile contro i nordirlandesi del Ballymena, ma poi eliminazione ad opera dei portoghesi del Porto.

Stavolta sì, c’era bisogno di intervenire, di correre ai ripari, per quanto gli infortuni in qualche modo giustificassero la stagione appena conclusa. Viola, ancora una volta, non si fece pregare più di tanto.

Il ventaglio di acquisti riguarda: Pietro Vierchowod dalla Sampdoria, con il doloroso ma inevitabile prestito di Dario Bonetti ai blucerchiati; Maurizio Iorio attaccante dal Bari; Aldo Maldera, indimenticabile ‘pupillo’ di Liedholm dal Milan; il giovane Valigi e Michele Nappi rispettivamente da Ternana e Perugia.

Da ultimo la mossa a sorpresa relativa all’austriaco Herbert Prohaska: è un pallino del direttore sportivo, Nardino Previdi, che deve vincere molte resistenze ma alla fine sarà lui ad aver ragione perché il centrocampista, preso dall’Inter, risulterà tra i più affidabili, un vero punto fermo della formazione titolare.

Non c’è bisogno di aggettivi, né tantomeno di enfasi per ripercorrere le tappe che portarono la Roma allo scudetto nel maggio del 1983. Il ricordo è ancora dietro l’angolo, ben noto anche ai più giovani tifosi, perché quel secondo scudetto in 61 anni di storia finì con rinverdire l’amore e la passione per la squadra.

Quindi basterà affidarsi alla storia, alla cronaca di quanto accaduto sul campo in quelle 30 giornate, negli otto mesi tra il 12 settembre 1982 e il 15 maggio 1983, per parlare di momenti indimenticabili.

FINE ANTEPRIMA - Segue

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