A 74 anni gira con computer, doppio corpo macchina, un grandangolo; e poi due teleobiettivi: un 500 e un mille, per catturare la foto perfetta dei giocatori della Roma. Forse l'ha già fatta ma non smette di inseguirla. Quella di Gino Mancini, classe 1952, primi vagiti e primi passi al Quarticciolo, è la classica storia ispirata a Vittorio Alfieri e al suo pensiero fisso: “Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli".
Neanche il Covid l'ha fermato
Sognava di fotografare la Roma e è partito come tanti da una macchina con la quale freezava tutto quello che incontrava, per passare dai classici matrimoni e segnare il primato dell'unico fotografo italiano a Wembley per gli eurorigori tra Inghilterra e Italia nella finale degli Europei segnati dal Covid. “E ringrazio ancora Il Messaggero e la Nazionale che mi hanno permesso di stare a bordo campo”, ricorda ancora emozionato.

Un alieno nel pallone
Prima, molto prima ed era nel secolo scorso l'atterraggio alieno sui campi di calcio negli Anni '90 che lui ricorda così: “Le prime foto alle Giovanili della Roma. Volevo subito emergere – il sistema non dava molto spazio – e più volte mi hanno fatto uscire dallo stadio. E' stata una battaglia poi alcuni anziani mi hanno aiutato e da lì sono entrato, anche se mi guardavano tutti storto. Poi la prima trasferta di serie A, Cagliari Roma perché fuori era più facile. All'Olimpico era un problema”.
Batigol per l'ingresso nell'Olimpo

Il colpo “di grazia” arriva all'improvviso. Squilla il telefono ed era l'As Roma: “Alla presentazione di Batistuta la società mi disse che dovevo fare io le foto e da solo. Era il 6 giugno del 2000, il mio anniversario di matrimonio e andai a fare il mio lavoro. Penso che mia moglie non me lo perdonerà mai. Appena sono uscito migliaia di telefonate e io ho detto che i rullini li avevo dati alla Roma: era vero ma in pochi mi credevano. La foto più emozionante della mia vita: Batistuta con la maglietta della Roma. Da allora mi hanno voluto bene tutti. Si erano tutti innamorati”. Da quel momento in poi le fatiche infinite diventano sudore e gelo ma col sorriso: “Ho viaggiato con la squadra, ho viaggiato all'estero. Io sono l'unico che ha fatto le foto alla Roma anche in trasferta”.
La foto preferita è un elenco del telefono
Vietato chiedere al ragazzino over 70, borsa a tracolla e pensieri digitali, qual è stata la sua foto preferita, perché è meglio rileggere il vecchio elenco del telefono di Roma, volume A-L. Parte a raffica: “Francesco Totti e il pallonetto a Buffon all'Olimpico e poi Djeko in Inghilterra con una doppietta... Io ho la foto da fantascienza”.
Gino Mancini visto dalla moglie

Tra scatta, ricarica, scarica sul computer e trasferisci ai giornali le immagini prima degli altri, il vero sacrificio l'ha fatto la famiglia che ha diviso col pallone e con la Roma il fotone impazzito sempre a caccia delle foto giusta. Col sorriso di chi è cosciente che da soli non si va da nessuna parte, mentre in due si va ovunque, Gino racconta Gino con gli occhi della moglie: “M'ha sempre criticato. Poi quando parla di me con gli altri è euforica e orgogliosa”.
Penultima avventura: romastory.it
La penultima avventura, che poi potrebbe diventare la terz'ultima è Romastory.it. Il 101% delle foto pubblicate sono sue, sono la sua firma che si è deciso di non modificare con un bollino “firma”, “perché sennò le roviniamo. Le rubassero pure, tanto sono mie e per sempre, perché sono la mia vita”.
Nota del cronista: il copyright di tutte le immagini di Romastory.it è di Gino Mancini. Chi le dovesse “catturare per ripubblicarle”, è pregato di firmarle Gino Mancini. Chi non lo fa, è un ladro o una spia.



Grande Ginetto. Anche collega di lavoro, in fabbrica. Quando giocava la Roma e lui era di turno, erano guai, per trovare il cambio
Grazie!!!!