Sarebbe passato alla storia prima come fondatore, poi come primo presidente del club: Italo Foschi era nato in Abruzzo, esattamente a Corropoli, in provincia di Teramo; si era trasferito a Roma e intrapreso la carriera politica. Negli anni in questione era un dirigente del PNF, il Partito Nazionale Fascista, grande appassionato di calcio come dimostrava il suo curriculum sportivo: presidente della Pro Roma, poi membro del Consiglio Direttivo della Fortitudo.
La fusione a freddo per rispondere al potere del Nord
L’idea della fusione sarebbe nata all’interno del partito, che ritenne necessaria la creazione di una squadra capace di rivaleggiare con le grandi formazioni del Nord (Juventus, Genoa, Inter e Milan) e ancor di più diventare punto di riferimento per la città. La Lazio, che pure esisteva da quasi trenta anni, non era riuscita nell’impresa, aveva raccolto consensi oltre i confini cittadini, fatta eccezione per la zona Nord, quella che il ‘popolo’ considerava troppo elitaria. Fu proprio Foschi a studiare e portare a termine un progetto assai ambizioso: mise d’accordo la sua Fortitudo con l’Alba Roma e il Roman Football Club, dando vita all’Associazione Sportiva Roma. Non fu impresa da poco visto che le tre società avevano radici profonde nelle rispettive zone della città: la Fortitudo andava fiera dei suoi colori rosso e blu e del seguito nella zona di Madonna del Riposo, nell’area Aurelio-Gregorio VII; l’Alba esibiva colori bianco e verde e svolgeva la propria attività nei pressi di piazza Melozzo da Forlì, al Flaminio; infine il Roman, con le sue tinte storiche, il giallo e il rosso, nel quartiere Due Pini, dov’era ubicato il Tennis Club Parioli, ai margini del quartiere Africano.

Il tavolo della trattativa: chi c'era
Foschi riuscì a far sedere intorno allo stesso tavolo l’onorevole Ulisse Igliori, che gestiva l’Alba; il marchese Sacchetti, che rappresentava la Fortitudo, e il commendatore Vittorio Scialoja del Roman: l’accordo non fu facile e nei giorni precedenti quella intesa c’era stato un faccia a faccia tra Foschi e Giorgio Vaccaro, il presidente della Società Sportiva Lazio; i due si conoscevano benissimo in quanto appartenenti entrambi al Partito Nazionale Fascista e non erano pochi coloro che davano per certa la fusione tra il club biancoceleste e quelli poi passati sull’altra sponda del Tevere. Fu Vaccaro a dire no, e forse non gliene saremo mai grati abbastanza; c’è chi dice che a spingerlo verso il rifiuto fu la richiesta di inserire il nome Roma nella definizione ufficiale della nuova società; altri portarono avanti la tesi che fosse contrario anche all’inserimento nel nome Fortitudo accanto a quello della Lazio. Il matrimonio, comunque, non fu celebrato e, vale la pena ribadirlo, fu una fortuna. Una grande fortuna.


