Daniele De Rossi non ha mai nascosto con quali ambizioni abbia intrapreso la carriera di allenatore e ha sempre spiegato come ci siano stati ‘maestri’ importanti, nella sua lunga carriera di calciatore, tanti i mister stimati, con qualche parola speciale per alcuni in particolare. A suo tempo, al timone del Genoa, spiegò: "Io ho preso tanto da mio padre e da tutti gli allenatori che ho avuto. Perché chi è curioso può prendere qualcosa per il futuro. Quello con Luis Enrique è stato l’anno calcistico più importante della mia vita, anche nei rapporti umani. Sono contento dei risultati che ottiene. E’ importante il confronto con il mio staff e ci rendiamo conto che difendere aggressivi come vogliamo fare noi ci porta a snaturare un po’. A volte basterebbe spostarci e metterci un po’ a specchio. Le idee che ho per il futuro vanno in quella direzione: avere giocatori con qualità fisica e tecnica e poi amalgamarli fra di loro in base alle partite che faremo".
De Rossi e il no alla Roma: "A 9 anni volevo rifiutare"

“Ricordo che venni preso dalla Roma quando avevo 9 anni, nel 1992; tuttavia rifiutai quella chiamata, perché volevo restare con gli amici". Normale: a 9 anni De Rossi non è ancora De Rossi, ovvero uno dei giocatori più importanti della storia della Roma e uno degli eroi di Berlino, ma solo un bambino come tanti altri, con sogni e amicizie da coltivare. Magari non sa, o non sospetta, che il treno giallorosso passerà una seconda volta. O magari sì, almeno nel proprio inconscio. A quei tempi, prima di approdare alla Roma, Daniele milita nelle giovanili nell'Ostia Mare, "Un club dilettantistico un po' atipico, perché non è la classica squadra del paesino o della borgata. Ostia è una città di 400 mila abitanti, quindi è già una via di mezzo tra una squadretta e una società professionista, come possono essere Roma o Lazio. Al suo interno esiste anche una certa selezione".
La chiamata di Trigoria

Dopo qualche anno, quasi inevitabile, ecco la seconda chiamata della Roma. Niente titubanze: stavolta De Rossi dice sì all'innamorata, lui che ha da sempre il giallorosso nel cuore, ed è lì che prende definitivamente vita una delle relazioni sentimentali più vere, più belle e più sentite del calcio moderno. "Il mio passaggio alla prima squadra della Roma è stato graduale. Ricordo con grande emozione il primo giorno a Trigoria, ero un ragazzino. Ho in mente anche il distacco con l'Ostia Mare, i campi in erba, l'abbigliamento, gli scarpini nuovi. Tutte cose che mi facevano quasi pensare di essere entrato in una dimensione di ben'altra caratura, anche se poi il pallone era sempre lo stesso".
L'esordio con Capello, le orme di Totti e "l'Ostia Mare sono io"
Poche stagioni nelle giovanili, l'esordio con Fabio Capello e il resto è storia. De Rossi scala rapidamente le gerarchie, segue le orme dell'amico Totti, diventa un uomo bandiera come se ne vedono pochi prima di chiudere in Argentina. Sfiora lo Scudetto, conquista il Mondiale. E, soprattutto, diventa una cosa sola con la Roma. Dopo averla inizialmente rifiutata, così viene raccontato da un post di ‘Goal’. L’amore per l’Ostiamare è rimasto immutato, anzi è lievitato col passare degli anni, come testimonia la scalata al vertice della Società: Daniele l’ha acquistata e in qualche modo pilotata alla promozione in serie C.


