L'incubo è finito. Forse è durato un po' di più di quanto si sperava, ma è finito: la Roma batte il Genoa 2-0, soffre nel primo tempo, ma poi prende in mano la partita, trova il primo gol con una magia di Castro e raddoppia con Emanuele Lulli, forse il simbolo di questa squadra-bis. Per lui, primo gol in serie A e standing ovation. L'Olimpico, ovviamente sold out anche stasera, regala un applauso che ha un senso liberatorio, E pensare che per 45 minuti c'era stata parecchia delusione.
Gasperini aveva detto che sarebbero stati necessari dei cambi rispetto alla formazione schierata contro il Real Madrid, ma più che ritocchi l'undici anti-Genoa risultava terremotato. Gollini, N'Dicka, de Roon e Soulé: appena quattro superspiti della sfida-Champions di mercoledì; fuori Mancini, Hermoso, Molina, Koné (infortunato), Wesley, Dybala (acciaccato) e Malen (squalificato). Largo ai giovani: Lulli, Pisilli, Mora, Rensch e Castro, con accanto gli esperti Koulierakis e Balerdi (oltre a De Roon). Rivoluzione, appunto. Sul fronte opposto, De Rossi dava fiducia a Marcandalli, Ostigard e Vasquez, schierati davanti a Bijlow. A centrocampo Ellertsson e Puczka, Wiafe e Frendrup. Dietro a Osmajic, punta pericolosa, Messias e un altro "grande" del passato Stephan El Shaarawy e Messias.

A leggere la formazione pensi subito ad una squadra B, diciamo pure ad una Rometta e il campo, inesorabile, conferma da subito la negativa previsione. Gollini è impegnato da El Shaarawy (sarà una spina nel fianco, come abbondantemente temuto) dopo 8 minuti e il piccolo lampo genoano sembra un fulmine nella notte fonde giallorossa. Uno 'straccetto' di Soulé al 17' non alimenta speranze. Sembra un match di categoria inferiore, quasi parrocchiale nei continui ping pong acrobatici in mezzo al campo. La Roma latita come idee e a sorprendere negativamente è soprattutto de Roon che nel primo tempo non ne azzecca una. Possibilità che la squadra giallorossa possa impensierire con il gioco sono pari allo zero, serve un calcio da fermo ed ecco il brivido alla mezzora: Balerdi colpisce la traversa girando di testa un calcio d'angolo battuto da Pisilli. Non c'è tempo per illudersi perché 180 secondi più tardi è El Shaarawy a centrare il legnomalto, con una delle sue sberle dal limite dell'area.

Quarantacinque minuti che sono un po' il rovescio della medaglia di Roma-Real: noiosi, scontati, per larghi tratti quasi irritanti. De Rossi l'aveva detto alla vigilia che stavolta aveva preparato una partita diversa da quella della scorsa stagione, quando il suo Genoa fu spazzato via, dominato in lungo e in largo. Stavolta il pressing dei rossoblù è sempre alto, costante, fastidioso, che non permette all'avversario di pensare. E se tu a centrocampo non hai che può pensare con un alto profilo (Koné, Cristante, per non citare Dybala) devi contenere i danni. Arriva l'intervallo e pensi: Gasperini cambia sempre cinque giocatori nel secondo tempo: vero, ma si guarda intorno e sulla panchina ci sono solo i reduci della Champions, oltre ai 'pischelli' della Primavera.
Si sa che nel calcio esistono segreti che nessuno conosce. La Roma, da sempre, ha dalla sua la magia ed ecco che proprio negli spogliatoi nasce un'altra partita: la perla che cambia il match è di esclusiva proprietà di Santiago Castro, alla sua prima partita da titolare, alla sua prima rete in campionato. Uno scavetto con l'interno di piede nell'affolatissima area genoana, dopo un calcio d'angolo battuto da Lulli, scaturito da uno show di Soulè. Insomma, il coniglio che esce dal cilindro, che trasforma una partita complicata in un match in discesa, disgregando le intelligenti pratiche tattiche di Capitan Futuro De Rossi. La Rometta diventa una Roma-bis, poi si avvicina a quella dei big e quando arriva il 2-0, firmato da Emanuele Lulli diventa l'apoteosi. Il ragazzo (classe 2007) di Palestrina mette il sigillo ad una prestazione da incorniciare.

Quando inizia la girandola delle sostituzioni la partita è decisa, il Genoa non riesca a mantenere gli equilibri della prima metà. Sul taccuino finiscono Pellegrini, Hermoso, Wesley, Ghilardi e, menzione speciale, anche Alessandro Di Nunzio, un altro dei gioielli della Primavera, della stessa classe di Lulli. A Gasperini mancano tanti (troppi?) big, ma per una volta sarà opportuno far finta che tutto va bene. L'esempio arriva da de Roon: un po' in ombra nei primi 45', poi splendido timoniere; per lui quattro partite in dieci giorni. Un vero Comandante.
ROMA-GENOA 2-0
Reti: 50' Castro, 68' Lulli
Roma: Gollini; Koulierakis (62' Hermoso), N'Dicka, Balerdi; Lulli (77' Wesley), Pisilli (88' Di Nunzio), De Roon, Rensch (88' Ghilardi); Soulé, Mora (62' Pellegrini); Castro. All. Gasperini
Genoa: Bijlow; Marcandalli, Ostigard, Vásquez; Ellertsson, Wiafe, Frendrup (82' Robinho jr), Puczka; Messias (82' Amorin), El Shaarawy (64' Vitinha); Osmajic. All. De Rossi
Arbitro: Abisso di Palermo
Foto di GINO MANCINI


