Aveva preso la maglia dell'ex capitano Marten de Roon e l'aveva posizionata sopra le fiamme, bruciando con lei proprio come il rancore per quella scelta del giocatore olandese di lasciare Bergamo per la Roma dell'ex Gasperini. Il tutto, tra l'altro, a pochi giorni dallo scontro diretto dell'Olimpico, che i giallorossi avrebbero poi vinto in rimonta per 2-1 nei minuti di recupero.
Quella maglia era stata comprata per 2 mila euro all'asta di beneficienza per l'ospedale Papa Giovanni di Bergamo e il gesto di mandare in fumo ciò che rappresentava aveva sollevato grande clamore. Tanto che oggi, l'imprenditore Fabio Acquaroli ha deciso di rimettersi a favore di telecamera per mettere a fuoco, è il caso di dirlo, il proprio rammarico. «Sono sempre io, quello della maglia bruciata», è l'esordio di Acquaroli. Che spiega di «essere qui per chiedere scusa a tutti gli atalantini, perché le maglie non si bruciano Anche se su de Roon resto della mia idea sul concetto di de Roon».
Acquaroli si cosparge il capo di cenere aggiungendo le proprie scuse al giocatore e alla sua famiglia spiegando che «Martino, eri il mio idolo e spero quando verrai a Bergamo di stringerti la mano». Ma anche che il video «era fatto in modo casalingo e diretto solo ai miei amici» e poco più che una goliardata. Che però ha acceso non poche polemiche. (bergamo.corriere.it)
In sostanza, l’imbecille ha fatto un piccolo passo indietro, talmente piccolo da risultare grottesco.


