Ha ragione Don Mimì, e con lui i tifosi (“he stanno iniettando soldi su soldi nelle casse sociali”) a giudicare inaccettabile l’incapacità della Società di ingaggiare un attaccante esterno per la fascia sinistra. Una incapacità sicuramente legata ai ‘niet’ che arrivano dal vertice societario, che non vuole piegarsi a quelle regole di mercato, sicuramente ricattatorie, ma non per questo illegittime. Il mercato del pallone, comunque lo si guardi, è qualcosa di sporco, di eticamente riprovevole se si pensa agli intermediari, ai sottobanchi, ai dare/avere spesso tinti di nero.
I 15 milioni di Crysencio

Se Crysencio Summerville non accetta di venire in giallorosso, dove gli garantiscono più di 5 milioni a stagione, perché c’è un club arabo che gliene offre 15, fa benissimo a cantare ‘Arrivederci Roma’. Ma non ci sono sempre club come quello allenato da Simone Inzaghi che producono bastoni da inserire tra le ruote del carrozzone romanista. Emblematica la situazione legata alla trattativa di Rodrigo Mora: siamo davvero sicuro che il giovanotto sia un fenomeno, che possa fare la differenza, che vale la pena spendere più di 50 milioni? Se così è, portiamolo a casa, come fanno tutti i club con vertici all’altezza in tutta Europa.
I club senza ghirigori

Nel range-Mora, cioè giocatori valutati 50 milioni di euro, sono molteplici le operazioni portate a termine senza tanti ghirigori: Traorè è passato dall’Hoffenheim al Newcastle, Quenda dallo Sporting a Chelsea, Saibari dal Psv Einhoven al Bayern Monaco. Qualche euro in più, comunque al di sotto dei 60 milioni, hanno speso il Brighton per Vuskovic dal Tottenham; il Real Madrid per Cucurella dal Chelsea; il Manchester United per Santos dal Chelsea e lo stesso club londinese per il ‘nostro’ Palestra dall’Atalanta. A proposito di società italiane, il Milan non ci ha pensato su troppo per sborsare 74 (settantaquattro!) milioni al Paris Saint Germain per Gonzalo Ramos.
Rodrigo Mora, insomma è la classica eccezione che soltanto la Roma riesce a creare. E il problema, come abbiamo ricordato più volte, non riguarda Tiago Pinto, Ghisolfi, Massara o D’Amico. Il giovane Friedkin di tanto in tanto gironzola intorno alla squadra; sorride a chi lo immortala accanto a Gasperini, fa di tutto per mostrarsi rassicurante ma quando poi c’è da tirare le somme succede qualcosa, scompare. O forse non ha più voce in capitolo. Possiamo immaginare che scenda in campo Friedkin senior? Ah, saperlo.


